No ai matrimoni delle bambine

C’è una forza dirompente che attraversa i confini geografici, dalle pianure del Malawi alle comunità rurali della Nigeria, fino ai villaggi del Nepal, dell’India e del Bangladesh. È la voce delle bambine che, con matite colorate e messaggi carichi di determinazione, ci gridano una verità semplice ma potente: il loro futuro non è un altare, ma un libro.

In ActionAid, lavoriamo ogni giorno per trasformare questa visione in realtà e documentare con testimonianze dirette il fenomeno delle spose bambine.

Recentemente abbiamo chiesto ad alcune bambine di raccontarci, attraverso le loro parole e i loro disegni, come immaginano il loro domani e cosa pensano del fenomeno dei matrimoni precoci. Il risultato è una testimonianza incredibile: anche le più piccole hanno centrato appieno temi complessi come la parità di genere e l'empowerment femminile, dimostrando una consapevolezza che scuote le coscienze.

"Voglio essere un medico, non una sposa"

Dalle letterine ricevute emerge un desiderio comune: l’istruzione come scudo contro la violenza. Jennifer, 17 anni, dalla Nigeria, scrive una lettera aperta ai leader e agli anziani della sua comunità che è un manifesto di libertà:

"Perché ragazze come me sono costrette a sposarsi prima di finire la scuola? Voglio leggere, non crescere figli. Voglio studiare scienza e storia, non cucina o puericultura. Per favore, scegliete i libri per noi, non l'abito da sposa".

Come lei, Emmar dal Malawi ci ricorda che il futuro è nelle sue mani perché la sua ambizione è diventare un'insegnante per aiutare lo sviluppo del suo Paese. Che sia diventare infermiera, come sogna Yamikani , o guidare un'auto come Ellen, o essere un pilota d’aereo come Elinati che vuole visitare il mondo, il messaggio è univoco: il matrimonio non può essere il traguardo obbligato di un'infanzia interrotta.

“Education is my power, Dreams are my guide”

“L’istruzione è il mio potere. I sogni sono la mia guida” è lo slogan scelto da Koli, 13 anni del Bangladesh, per dire no al matrimonio che la costringerebbe a lasciare la scuola e con essa i suoi desideri.

Anche Neha e Jammati, 14 e 13 anni del Bangladesh, sanno che la scuola è il loro posto, non il matrimonio. “Voglio andare a scuola. Non voglio sposarmi”, “Noi scegliamo i libri, non il matrimonio…”

Matrimoni precoci e testimonianze dirette: disegni che rompono le catene

I disegni che abbiamo raccolto non sono solo illustrazioni, ma atti di resistenza. In un poster proveniente dall'India, una bambina ha raffigurato una sposa dietro le sbarre di una gabbia, contrapponendo questa immagine a quella di una bilancia che pesa i libri e l'istruzione. È la rappresentazione visiva di ciò che noi di ActionAid sosteniamo da sempre: il matrimonio precoce è una forma di prigionia che nega i diritti fondamentali.

Anche Eunice, 17 anni, si rivolge direttamente ai genitori con una maturità disarmante:

"Mi dite sempre di essere forte e obbediente. Ma forza significa anche dire di no a cose per cui non sono pronta. Ho dei sogni anch'io. Per favore, lasciatemi inseguire i miei".

L’immagine della catena torna spesso nei disegni di queste bambine e giovani ragazze che ci mostrano tutta la consapevolezza che hanno nel ritenere il matrimonio forzato una limitazione della loro libertà individuale, qualcosa che le tiene lontane dalla scuola, dai loro sogni, dal futuro che vogliono per sé. Qualcosa da spezzare con forza, insieme a loro.

La campagna che mette al centro la voce delle bambine

Nel 2025 abbiamo lanciato una campagna dal titolo forte e chiaro “I will marry when I want”. Il diritto di scegliere il proprio futuro viene raccontato con forza proprio dalla voce delle bambine che recitano una poesia scritta da Eileen Piri, una ragazza tredicenne del Malawi, mentre distruggono simbolicamente un abito da sposa, un bouquet, un topper nuziale, tutti oggetti tradizionalmente legati al matrimonio.
Anche in questo caso parole e immagini sono personali e dirette: il gesto liberatorio di queste bambine diventa un modo naturale per dire un secco no a una realtà che negherebbe loro l’infanzia, i sogni e un futuro libero da costrizioni e violenze.

Dire no ai matrimoni precoci: il nostro impegno per l’empowerment femminile

Noi di ActionAid crediamo che la lotta ai matrimoni precoci passi inevitabilmente per l'empowerment femminile e la parità di genere. Non si tratta solo di fermare una cerimonia, ma di scardinare i presupposti culturali e socio-economici che rendono le bambine una "merce di scambio" o un peso di cui liberarsi.

Sosteniamo le comunità affinché comprendano che una ragazza istruita è una risorsa per tutti. Attraverso l'adozione a distanza, garantiamo l'accesso alla scuola, ma anche spazi sicuri dove le bambine possono conoscere i propri diritti per poter dire quel "no" che cambierà la loro vita.

La parità di genere come punto di partenza per un mondo più giusto

Shapna va dritta al punto: “siamo tutti uguali” scrive sul suo disegno che mostra una bilancia su cui vengono pesati una donna ed un uomo. Sa che la parità di genere è un traguardo imprescindibile per spezzare le catene che costringono bambine come lei a sposarsi, rinunciare ai propri diritti e subire violenze fisiche e psicologiche

A ricordarcelo è anche l’agenda 2030: raggiungere la parità di genere è infatti l’obiettivo 5 per lo sviluppo sostenibile a cui tutti gli stati sono chiamati a partecipare.

FAQ: domande frequenti e risposte per superare i preconcetti sui matrimoni precoci

Nessuna tradizione che violi i diritti umani fondamentali e l’integrità fisica e mentale di un minore può essere giustificata. Il matrimonio precoce è una forma di violenza di genere. Noi di ActionAid lavoriamo con i leader locali proprio per far capire che proteggere le bambine significa proteggere il futuro della comunità stessa.

È vero, la povertà è una delle cause principali. Spesso le famiglie credono che dare in sposa una figlia significhi garantirle i bisogni fondamentali o ridurre le bocche da sfamare. Tuttavia, questo alimenta un ciclo di povertà perpetua. Una ragazza che non studia non avrà mai l’indipendenza economica per sostenere se stessa e la sua futura famiglia.

L’istruzione è il principale fattore di protezione. Una ragazza che frequenta la scuola secondaria ha probabilità molto minori di diventare una sposa bambina. Inoltre, l’istruzione le fornisce le competenze per lavorare, conoscere i propri diritti e partecipare alla vita politica del suo Paese.

Le leggi sono fondamentali, ma non bastano. In molti Paesi le leggi esistono ma non vengono applicate o vengono aggirate. Per questo noi di ActionAid agiamo capillarmente per cambiare la mentalità, partendo proprio dal coinvolgimento diretto delle bambine e dei ragazzi, affinché siano loro i primi promotori del cambiamento.

Le leggi sono fondamentali, ma non bastano. In molti Paesi le leggi esistono ma non vengono applicate o vengono aggirate. Per questo noi di ActionAid agiamo capillarmente per cambiare la mentalità, partendo proprio dal coinvolgimento diretto delle bambine e dei ragazzi, affinché siano loro i primi promotori del cambiamento.

Vuoi aiutarci a proteggere i sogni di Jennifer, Eunice e di migliaia di altre bambine? Con il sostegno a distanza puoi dare loro la forza di scegliere il proprio futuro.